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Cambiare lavoro a 40 anni è sicuramente una decisione impattante. Possiamo raccontarci che è facile, che è emozionante, che è possibile – ed è tutte queste cose in effetti, lo vedremo 😃 – ma non possiamo non considerare che prima di tutto questo si tratta di una scelta che si porta con sé qualcosa di molto più profondo del semplice “cambiare posto”.

A volte si tratta di cambiare completamente stile di vita, di rimettersi in gioco, di reinventarsi, di riqualificarsi, di riscrivere da zero il proprio curriculum vitae e per quanto ci sia il forte desiderio di farlo, valutare con attenzione come affrontare questo cambiamento diventa fondamentale.

Cambiare lavoro a 40 anni è possibile, io ne sono la dimostrazione (ho dato le dimissioni a 40 anni ed un mese😃) ed in questo articolo voglio spiegarti come fare ma soprattutto darti un piano d’azione, una strategia efficace che possa guidarti lungo questa decisione, se ritieni che sia quella giusta per te, valutando ogni aspetto del percorso.

Se ti stai chiedendo perché è importante avere un piano d’azione, te lo spiego subito. Decidere non basta. Decidere senza una strategia o un metodo non porta molto lontano. Senza una strategia non sappiamo che risultati raggiungere e soprattutto come fare ad ottenerli. È un po’ come navigare in mare aperto senza una rotta o se preferisci prendere un aereo senza destinazione.

Penso che nessuna persona che decide di cambiare lavoro voglia trovarsi impreparata o spaventata di fronte alla scelta. Per questo partire da una strategia è essenziale.

Perché cambiare lavoro a 40 anni

Ogni decisione che prendiamo nella vita è legata (o per lo meno dovrebbe 😃) ad una motivazione. Perché beviamo? Perché senza acqua l’essere umano non potrebbe sopravvivere a lungo. Perché andiamo a scuola? Perché a scuola impariamo a parlare la nostra o più lingue, impariamo la matematica, facciamo socialità, ecc. Perché facciamo sport? Perché vogliamo tenerci in forma o magari perché abbiamo delle ambizioni sportive.

Ed esattamente come per questi semplici ma esplicativi esempi, anche quando decidiamo di cambiare lavoro dobbiamo capire perché sentiamo il bisogno o il desiderio di farlo. Non comprendere le ragioni che ci spingono a compiere questa scelta possono portarci a pentircene in futuro o ancora peggio a compiere un passo affrettato e a peggiore le cose.

Come prima cosa dunque chiediti:

Perché voglio cambiare lavoro?

Può sembrare banale, ma credimi quando ti dico che molto spesso le risposte non hanno niente a che vedere con noi e con ciò che desideriamo quanto piuttosto con gli altri.

Due tipi di decisione

Quelle che elenco di seguito sono le frasi che sento più spesso dire da chi desidera cambiare lavoro:

👉🏻 Voglio andarmene perché non sopporto più i miei colleghi

👉🏻 Voglio andarmene perché il mio capo è uno stronzo

👉🏻 Voglio andarmene perché quel posto non mi merita

👉🏻 Voglio andarmene perché non guadagno abbastanza per quello che dò e faccio

Tutte queste frasi hanno un denominatore comune: chi le ha pronunciate desidera lasciare il posto in cui si trova perché vuole smettere di “soffrire”, vuole allontanarsi perché non sente più alcuno stimolo o non abbastanza “ben voluto/rispettato” da restare.

È in questi casi che si parla di prendere decisioni in “via da“, ovvero decisioni che ci allontanano da qualcosa ma che non ci danno alcuna direzione di dove vogliamo andare.

Il “via da” è una leva dolore fortissima, uno stimolo per parlare in parole povere che ci spinge ad agire, ma può essere estremamente pericoloso se non si ha ben chiara la direzione che vogliamo intraprendere.

Decidere in “via da” significa cambiare posto di lavoro e accettarne un altro per il semplice fatto che incontrerò nuovi colleghi – diversi dai precedenti – avrò un nuovo capo e troverò un nuovo ambiente. All’inizio sembrerà tutto bellissimo, pieno di stimoli ma il rischio è che a distanza di qualche tempo la persona si ritrovi nella stessa situazione e senta nuovamente il desiderio di cambiare.

Per questo diventa fondamentale avere una direzione, prendere dunque decisioni avendo un “verso”. Sapere quale professione vogliamo intraprendere, quale ruolo, che impatto vogliamo portare in azienda o nel mondo, ma ancora prima quale persona vogliamo essere o diventare.

Il nostro “io” viene prima del nostro Job Title. Il Job Title è solo una conseguenza di ciò che abbiamo deciso di diventare. Per questo è essenziale dare una direzione alle nostre scelte: decidere che persona vogliamo essere, cosa desideriamo per la nostra vita e poi cercare il lavoro che più ci rappresenta.

Valuta i pro e i contro prima di decidere di cambiare lavoro

Che se ne dica, decidere di cambiare lavoro a 40 anni non è come farlo a 20.

A 40 anni è molto probabile che chi sceglie di farlo abbia una famiglia, dei figli o abbia preso delle decisioni impattanti come ad esempio quella di acquistare una casa, sottoscrivere un mutuo o altro. Diventa pertanto fondamentale fare un’attenta valutazione di quelle che potrebbero essere le conseguenze in caso di un cambio di lavoro.

Bisogna poi distinguere se la scelta ricade sul libero professionismo o su un nuovo lavoro come dipendente. Nel primo caso, a meno che non ci si sia già creati una strada alternativa durante il lavoro da dipendente, è importante mettere in conto che durante i primi mesi della libera professione la retribuzione potrebbe non essere come quella precedente e pertanto un’analisi del fabbisogno famigliare diventa ancora più accurata.

In entrambi i casi l’analisi dei pro e dei contro diventa essenziale (in questo articolo troverai un esercizio pratico con una serie di domande specifiche a cui rispondere per fare chiarezza su questo aspetto).

Decidi chi vuoi essere e poi cambia lavoro

Come abbiamo visto, prima di decidere quale professione vogliamo svolgere nella nostra vita, è importante capire che persona vogliamo essere. Il ruolo che decideremo di ricoprire sarà solo una conseguenza di ciò che abbiamo deciso.

Capire chi vogliamo essere è un compito arduo. È arduo non solo perché spesso non disponiamo degli strumenti adatti per farlo (per questo a volte è bene chiedere aiuto ad un professionista), ma soprattutto perché nella frenesia della giornata non ci fermiamo a pensare a cosa vogliamo davvero per noi stessi e la nostra felicità.

Siamo talmente concentrati a portare a termini i nostri task che ci dimentichiamo della cosa più importante: noi!

Così scegliamo un lavoro che ci permette di pagare le bollette, di rispettare la scadenza del mutuo, che ci consenta di mandare a scuola i nostri figli ma che non ci rende davvero felici. In una parola: ci accontentiamo.

Il punto è che accontentarsi significa rinunciare ai propri sogni, significa vivere nella frustrazione costante di non sentirsi abbastanza o appagati e soddisfatti di ciò che si fa e si ha.

Scegliere noi prima del lavoro è fondamentale se vogliamo davvero vivere una vita piena, una vita che valga davvero la pena di essere vissuta.

Diventa dunque questa la vera domanda:

Chi vuoi essere nella tua vita?

Che persona vuoi diventare?

Vuoi essere un esempio per i tuoi figli ed un domani poter dire loro di scegliere sempre con il cuore, di seguire le loro passioni e di non permettere mai a nessuno di dire loro cosa e come farlo? Sìì tu il primo. Sii coerente e diventerai un esempio per tuo figlio e le persone che ti stanno accanto più di quanto pensi.

Ascolta le storie di coloro che l’hanno fatto prima di te

Ascoltare le storie di chi ci è riuscito, di chi ha avuto successo è sempre una grande fonte di ispirazione e motivazione. Ci fa dire: allora si può fare!

Per questo ho creato un canale YouTube all’interno del quale troverai le storie dei Dimitters, ovvero di coloro che hanno deciso di cambiare lavoro a 40 anni e oltre per seguire le proprie passioni, le proprie aspirazioni e vivere finalmente la vita che desiderano.

Lasciati ispirare da chi ce l’ha fatta e lasciati guidare dalle loro storie, dalla loro forza e dalla loro tenacia, dalle loro strategie. Ognuno a modo suo, ognuno con i propri tempi e le proprie modalità ma con un unico obiettivo: realizzazione e libertà.

Qual è il momento giusto per cambiare lavoro

Mi sento piuttosto sicura nel dire che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo detto di voler cambiare lavoro. Il punto è: quanti di noi lo hanno fatto davvero? Quanti hanno avuto il coraggio di intraprendere questo cambiamento? Mi sento altrettanto sicura nel rispondere: pochi.

Tra le persone con cui ho avuto il piacere di lavorare ho evidenziato alcuni denominatori comuni (oltre ai segnali più frequenti che puoi leggere qui). Vediamole insieme.

Il primo segnale è spesso fisico.

Il nostro corpo ci parla continuamente ma noi, spesso, preferiamo non ascoltarlo. Ci diciamo che non è niente, che si tratta di un leggero mal di testa, che siamo stanchi perché stiamo facendo troppe cose, che è il caldo, il cambio di stagione, quando la verità è un’altra. Ci stiamo avvicinando ad un burn out e non vogliamo ammetterlo.

Il lavoro ci stressa perché non è quello che vogliamo fare, non ci soddisfa , ci sentiamo frustrati e vorremmo dire basta e mollare tutto.

Un altro segnale riguarda la percezione del tempo.

Il tempo è tiranno diceva qualcuno. Oggi si parla molto di work-life balance che semplicemente significa: lavora ma non dimenticarti di avere una vita privata. Nell’esatto momento in cui ci rendiamo conto che il lavoro ci sta privando delle nostre passioni, dal veder crescere i nostri figli, dall’incontrare gli amici, dallo stare con nostro marito o nostra moglie, ecco che scatta in noi il desiderio di ritrovare un equilibrio.

Perché dunque non correre ai ripari prima che questo accada?

Il terzo segnale che ho riscontrato è stata l’assenza di libertà.

Uno dei momenti più stressanti dell’anno per me era prenotare le ferie estive. Paradossale, vero? L’ azienda per cui lavoravo consentiva le ferie a chi si occupava di consulenza commerciale come me solo nel mese di Agosto. Agosto, il mese più caro dell’anno, il mese in cui la maggior parte delle persone vanno in vacanza e dove i luoghi di villeggiatura sono stra-affollati. Io odio il caos!

L’idea di non potermi prendere le ferie in un altro momento dell’anno mi faceva impazzire.

Ora da libera professionista posso decidere quando andare in vacanza (solitamente quando gli altri non ci vanno 😁) ma questa è stata una mia scelta! Ci sono persone che amano la realtà azienda e voglio restarci, ma scelgono dove lavorare in base alla libertà che quella realtà concede loro in termini di spazi, ferie o smart-working. Ancora una volta: decidi cosa vuoi e poi cerca ciò che rappresenta il tuo volere.

Che lavoro fare a 40 anni

Una delle frasi più gettonate è: “voglio cambiare lavoro ma non so cosa fare“.

Quando indago un po’ più a fondo sul tema scopro che ci sono due tipi persone: coloro che hanno molte passioni e che non le coltivano da tempo perché troppo immerse nella routine quotidiana, e persone che si lamentano, non sanno cosa fare ma allo stesso tempo non fanno nulla per cambiare le cose.

Qualcuno di famoso diceva:

“La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi

Se davvero vogliamo scoprire cosa ci appassiona, quale potrebbe essere la nostra nuova professione ed uscire da questo “empasse”, dobbiamo iniziare a fare cose diverse, magari anche cose che non abbiamo mai pensato di fare prima come: leggere libri su tematiche nuove, viaggiare, esplorare, conoscere gente nuova, partecipare ai corsi, ad eventi.

Insomma fare. Solo facendo potremo capire cosa ci piace. Come posso sapere che mi piace fare giardinaggio se non ho mai nemmeno provato a curare una pianta? Magari scopro che mi piace talmente tanto che voglio farne la mia futura professione. Non sarei né la prima né l’ultima!

La vera domanda dunque non è che lavoro fare a 40 anni, ma:

Che cosa voglio fare per i prossimi 40? Come mi vedo nei prossimi 40 anni?

L’azione è l’unica via d’uscita che abbiamo per scoprire le nostre passioni e condurre la vita che ci desideriamo.

Come reinventarsi a 40 anni

Come abbiamo detto sopra, non si tratta tanto di quale lavoro fare, quanto di che persona voglio diventare. Partendo dal motivo per cui vogliamo cambiare lavoro e procedendo con una lista dei pro e dei contro, si arriva ad avere un quadro piuttosto completo della situazione.

Il passo successivo è chiedersi qual è la vita che desidero. Voglio dedicare più tempo alla mia famiglia, ai miei figli o alle mie passioni? Perfetto, dovrò pensare a trovare un lavoro che mi consenta di vivere dignitosamente e allo stesso tempo di avere del tempo libero da dedicare a tutto ciò. Un part-time? Un’azienda con lo smart-working? Una posizione da consulente anziché da dipendente?

È molto più semplice di quello che pensiamo. Il punto è fermarsi e pensare.

Cambiare ruolo oppure no

Chiediti se ciò che fai ti appassiona e se, pensando al te stesso futuro, ti vedi o meno ricoprire quella mansione. Se la risposta è sì, hai molto probabilmente trovato la tua dimensione professionale. La tua insoddisfazione potrebbe allora nascere da altri fattori, come ad esempio l’ambiente, il non sentirti valorizzato, apprezzato.

Tutte motivazioni che hanno poco a che fare con la passione per il tuo lavoro.

Se la tua risposta è no, vale la pena comprendere cosa vorresti fare nel tuo futuro e iniziare a creare una strategia ed un piano d’azione per raggiungere il tuo obiettivo.

Retribuzione

È tra le motivazioni principali di insoddisfazione professionale. “Mi pagano troppo poco”, “sono sottopagato”, “faccio più di quello per cui dovrei essere pagato“. Ancora una volta il punto è un altro.

Vuoi cambiare lavoro perché vuoi crescere professionalmente e nella realtà in cui sei non c’è la possibilità ? Ok. Supponiamo che ti assumano in una nuova azienda e che ti garantiscono una crescita professionale entro un paio d’anni ma con la premessa che per farlo devi partire da un livello più basso e accettare una retribuzione più bassa.

Sei disposto a farlo? Sei disposto a fare un passo indietro sapendo che se porterai pazienza otterrai molto più di ciò che hai oggi e che raggiungerai l’obiettivo sperato?

I soldi sono importanti, lo so e lungi da me affermare il contrario.

Il punto è che qui non si tratta di soldi, ma ancora una volta si tratta di quello che vuoi tu per te stesso. Se credi che quel lavoro ti darà ciò che vuoi e ti permetterà finalmente di realizzare il sogno della tua vita, allora sai pronto ad affrontare quel sacrificio. Ma se penserai al denaro come la sola moneta di scambio perché non sai realmente cosa ti spinge a cambiare lavoro, allora non lo farai mai.

Definisci le tue passioni, analizza i pro e i contro e se quel lavoro e quello stipendio ti permettono di vivere dignitosamente e di sostenere i tuoi standard familiari. Parti da te.

Analisi delle competenze

Una delle prima cose che un bravo Career Coach ti aiuta a fare è l’analisi delle competenze e la valutazione di quelle trasferibili, ovvero di quelle che sono rivendibili in una nuova azienda o in una nuova posizione lavorativa.

Questo vale anche per il passaggio da dipendente a libero professionista. Sapere cosa sappiamo fare e quali sono i nostri punti forza, pone le basi per ripartire e costruire un nuovo lavoro.

Cambiare lavoro a 40 anni significa avere un’esperienza importante e dunque competenze approfondite su uno o più ambiti e al di là di quello che si dice, ovvero che a 40 anni è difficile ricominciare, si tratta di un valore aggiunto impagabile. Non dimenticarlo!

Dedica del tempo alla formazione

Non si smette mai di imparare. Sia che tu voglia cambiare lavoro ed entrare a far parte di un mondo nuovo che magari non conosci, sia che desideri approcciarti ad una nuova professione, dedica del tempo alla formazione.

Oggi, grazie al mondo digital, abbiamo accesso a centinaia di corsi diversi che possiamo svolgere in qualunque momento. Non aggiornarsi significa restare indietro e nessuno può permettersi di restare indietro!

Aggiorna il tuo cv

Nonostante la digitalizzazione e la possibilità di scoprire qualcosa in più sui candidati tramite i profili social, le aziende “amano” ancora leggere i cv. Sistema e aggiorna dunque il tuo curriculum con le tue competenze hard ma non dimenticare di inserire anche le soft. Scrivi qualcosa di te che possa attirare l’attenzione di chi legge, non dimenticare le tue passioni e i tuoi hobby.

Ricorda: chi legge è un essere umano come te e al di là delle esigenze lavorative che richiedono delle competenze specifiche, le aziende sono fatte di persone e mai come negli ultimi anni il lato umano è ciò che può fare davvero la differenza.

In bocca al lupo!

Mi piacerebbe tantissimo avere un feedback da parte tua e sapere se quello che ti ho raccontato ti è stato utili oppure no. Scrivilo pure nei commenti, sarò felicissima di leggerti 😃

Un abbraccio,
Fede

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