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Ti è mai capitato di sederti davanti al computer con l’intenzione di aggiornare il curriculum, prontə a cercare un nuovo lavoro, magari in un nuovo settore e ritrovarti invece a fissare lo schermo bianco, con una sensazione di oppressione allo stomaco? Vuoi cambiare lavoro ma non sai cosa fare.

Il cursore continua a lampeggiare e una vocina nella tua testa si fa sempre più insistente, sussurrandoti:

“Cosa dovresti scrivere? Non sai fare nient’altro”.
“Chi ti assumerebbe se lasciassi questa azienda? Non hai talenti particolari”.
“Le uniche competenze che possiedi sono quelle acquisite in questo lavoro”.

Non hai idea di quante volte mi sia detta frasi come queste in passato e quante volte le senta ripetere quando dico alle persone che cambiare è possibile.

Perché sì, è possibile!

Una delle paure più paralizzanti è l’idea di voler cambiare lavoro senza sapere cosa fare perché si è convinti – o qualcuno ci ha convinti – di essere un “pacchetto vuoto” al di fuori del proprio attuale ruolo aziendale.

Guardiamo gli altri e li percepiamo come sicuri, mossi da passioni travolgenti e talenti innati. Noi, invece, ci sentiamo privi di interesse, intrappolati in una routine che, sebbene gestibile, ci sta gradualmente prosciugando.

La profonda sensazione di non essere all’altezza è il motivo principale che spinge molte persone a rimanere in un lavoro che detestano. Preferiscono la sicurezza di un’infelicità conosciuta e gestibile, piuttosto che affrontare l’incognita di doversi rimettere in gioco senza sapere cosa offrire.

Non è colpa tua.

Veniamo da un contesto sociale e culturale profondamente radicato che ha plasmato la nostra percezione del percorso professionale. Ci è stata instillata l’idea che il cammino di studi scelto in gioventù debba essere l’unica strada percorribile, definendo in modo univoco l’intera nostra vita lavorativa e, per estensione, una parte significativa della nostra identità.

Questa convinzione, spesso supportata da narrazioni rigide sul successo e sulla stabilità, porta a un profondo senso di immobilismo professionale.

La conseguenza diretta è la convinzione limitante di non poter fare altro al di fuori del campo in cui si è sempre operato. Si alimenta la paura del salto nel vuoto e del fallimento percependo il cambiamento come un tradimento delle aspettative altrui.

Questo meccanismo si manifesta attraverso un’autovalutazione distorta delle proprie capacità: ci si sente privi delle competenze specifiche, delle conoscenze aggiornate o della esperienza diretta necessaria per navigare e avere successo in un settore diverso.

Si tende a svalutare ciò che si è appreso concentrandosi unicamente sulle lacune tecniche percepite.

Il risultato è un circolo vizioso: l’insicurezza blocca l’azione, l’immobilità rafforza la convinzione di non essere all’altezza e la vita professionale ristagna in una zona di comfort che è spesso più una gabbia dorata che un vero spazio di realizzazione e crescita.

Riconoscere questa eredità culturale è il primo passo per abbattere queste barriere e aprirsi alla possibilità, oggi più che mai necessaria, di una carriera liquida e flessibile.

Io ci credo. E come me molti altri.

A 40 anni ho intrapreso un cambiamento radicale di settore e ruolo, un vero e proprio stravolgimento che mi ha permesso di costruire una nuova identità professionale.

Il mio obiettivo è aiutarti a smontare questa convinzione limitante: le tue competenze e la tua esperienza vanno ben oltre ciò che è riportato sul tuo curriculum.

La trappola del Job Title: tu non sei la tua mansione

Il primo e più grande ostacolo alla piena consapevolezza di sé è il “Job Title”, ovvero la qualifica professionale formale.

Siamo abituati fin dall’infanzia a definire la nostra identità in base a ciò che facciamo.

Durante le nostre presentazioni – intendo in generale, anche in contesti non lavorativi – usiamo espressioni come: “Sono un’impiegatə commerciale”, “Sono unə responsabile acquisti”, “Sono unə project manager” come se il lavoro ci identificasse come persone.

Eppure, presentarsi dovrebbe far risaltare altri aspetti di noi come: cosa mi piace, quali sono le mie passioni, cosa faccio nel tempo libero.

Iniziamo così a convincerci che la nostra identità lavorativa si riduca esattamente alla mera lista delle attività quotidiane e di ciò che sappiamo fare a livello professionale.

E se crediamo di essere le nostre mansioni, è ovvio che l’idea di cambiare settore o ruolo ci terrorizzi!

Mi sono spesso chiesta perché sentiamo così forte il bisogno di anteporre il lavoro a noi stessə.

L’ho fatto anch’io, per molto tempo. Le ragioni che mi sono data sono state principalmente tre:

Concentrazione sul lavoro, non su di me: ero convinta che parlare del mio lavoro fosse più interessante e rilevante per gli altri che non parlare di chi fossi io. In fondo, perché mai la gente avrebbe dovuto interessarsi a me come persona se non ero io per prima a farlo?

Prestigio e identità professionale: ritenevo che il ruolo e il lavoro potessero raccontarmi e conferirmi prestigio in modo più efficace di quanto avrei potuto fare io stessa.

Ricerca di riconoscimento: dietro tutto c’era anche la ricerca di una forma di riconoscimento sociale.

Quello che capii anni dopo fu che niente di tutto quello che avevo pensato era vero.

Il valore intrinseco non risiede nelle mansioni, che sono solo manifestazioni pratiche e passeggere di un insieme di competenze, né tantomeno negli strumenti o nella posizione ricoperta.

La vera e inestimabile risorsa al centro di ogni processo e di ogni contesto, lavorativo e non, sei tu.

È la tua individualità a costituire il fondamento del tuo valore, la tua storia personale, il tuo percorso formativo, la tua visione del mondo, il modo unico in cui approcci e risolvi problemi e persino i tuoi bias e le tue vulnerabilità si fondono per creare la tua unicità.

Questa unicità non è semplicemente una caratteristica accessoria, ma è la chiave che definisce la tua specifica diversità.

È in questa diversità che risiede la tua capacità di apportare prospettive nuove, soluzioni innovative e un contributo irripetibile. Non sono le cose che fai, ma il modo in cui solo tu puoi farle a rendere il tuo contributo insostituibile e duraturo.

Investire su se stessi significa riconoscere e coltivare questa risorsa interiore sapendo che essa trascende ogni cambiamento di ruolo o di settore.

Cambiare lavoro e il falso mito del talento speciale

Dobbiamo sfatare un’altra narrazione tossica ovvero quella che sostiene che per reinventarsi professionalmente o per raggiungere il successo (qualunque sia il significato che attribuisci a questa parola) sia indispensabile un talento speciale o una sorta di vocazione mistica.

I social media e le continue storie di successo online ci hanno sottoposto a un vero e proprio lavaggio del cervello. Siamo portati a credere che tutti debbano essere dei geni creativi, degli startupper visionari o, in alternativa, mossi da una passione così travolgente da non concedere tregua.

Se ti guardi allo specchio e pensi: “Io voglio solo un lavoro che mi gratifichi, che non mi prosciughi l’anima e in cui mi senta apprezzatə ma non ho nessuna “illuminazione divina”, ti capisco perfettamente.

Nemmeno io ho mai avuto l’illuminazione.

E sai che ti dico? Va bene così!

La verità è che il mercato del lavoro non si regge sui talenti speciali ma su professionistə solidi, capaci di risolvere problemi, di comunicare in modo efficace e di adattarsi.

Per cambiare lavoro non devi scoprire di essere il nuovo Steve Jobs ma semplicemente imparare a tradurre le tue esperienze passate in un linguaggio che il mercato attuale possa capire e apprezzare.

Il mercato attuale è orientato al valore, ai problemi risolti e all’impatto misurabile.

Le tue esperienze, anche se maturate in settori apparentemente distanti dal tuo obiettivo futuro, contengono un tesoro di soft skills e trasferibilità che devi rendere esplicite.

Imparando a identificarle, nominarle e presentarle come benefici concreti per il tuo potenziale datore di lavoro, trasformi la tua storia professionale da un semplice elenco anagrafico a una proposta di valore irresistibile.

Ed è esattamente questo ciò che conta davvero.

Le tue vere risorse: le competenze trasferibili

Il segreto per sbloccare la tua situazione si chiamano competenze trasferibili.

Sono quelle capacità che hai sviluppato nel tuo attuale lavoro e soprattutto nella tua vita privata e che puoi letteralmente “trasferire” in un nuovo contesto, in un nuovo ruolo o in una nuova azienda.

Spesso non le vedi perché le dai per scontate. Ti sembrano cose banali, ma per un’azienda che ha bisogno di risolvere un problema, sono oro colato.

Facciamo qualche esempio pratico per trasformare le tue “semplici mansioni” in competenze ad alto valore.

Quello che ti dici: “Faccio l’assistente clienti, prendo solo insulti al telefono tutto il giorno.”

Vuoi sapere cosa c’è dietro al lavoro di customer service?

Ottima gestione dello stress, capacità di risoluzione dei conflitti, empatia, abilità di negoziazione e comunicazione efficace in situazioni di crisi.

Non male, no?

Quello che ti dici: “Faccio la segretaria, smisto carte e organizzo l’agenda del capo.”

Vuoi sapere cosa c’è dietro al lavoro di segretaria di direzione?

Time management avanzato, ottimizzazione dei processi, capacità di problem solving, attenzione ai dettagli, gestione delle priorità in ambienti dinamici.

Non male, no?

La noti la differenza?

Quando smetti di descrivere cosa fai e inizi a descrivere come lo fai e quali problemi risolvi, la tua identità professionale smette di essere legata a una sedia o a una scrivania e diventa un bagaglio che puoi portare con te ovunque tu voglia andare.

Le competenze trasferibili ti identificano come persona ed esistono a prescindere dal lavoro che svolgi.
Sono il tuo filo rosso, ciò che spesso definisce le scelte di carriera e che ti permettono di unire quei puntini che a volte vediamo così distanti e sconnessi tra loro.

Coltivale e dai loro il valore che meritano.

Facendolo, darai valore a te stessə.

Attenzione però!

Avere un elenco di competenze trasferibili è il primo, fondamentale passo.

Ma non basta incollarle a casaccio sul curriculum per trovare improvvisamente il lavoro dei sogni o cambiare settore.

Un elenco di belle parole rimane un elenco, se non è guidato da una direzione chiara. E la direzione te la dà la tua identità professionale.

L’identità professionale è la percezione di te in ambito lavorativo. Potremmo dire, per semplificare, che è la sintesi tra chi sei, cosa sai fare (le tue competenze), cosa ti motiva (i tuoi valori) e dove vuoi arrivare.

Quando questa identità è chiara nella tua testa, non invii più CV a pioggia sperando che qualcuno ti chiami. Al contrario, inizi a candidarti per posizioni che sono in linea con i tuoi valori.

Affronti i colloqui non come unə imputatə sotto esame, ma come unə professionistə consapevole che sta valutando se quell’azienda merita il suo tempo e le sue capacità.

Passi dall’essere passivə (“Speriamo mi prendano”) all’essere attivə e intenzionale (“So cosa posso offrire e cerco un ambiente dove questo valore sia riconosciuto”).

Ed è qui che smetti di lavorare perché devi e inizi, finalmente, a lavorare perché vuoi.

Raccontarsi la bugia del “non ho talenti speciali” è comodo.

È un alibi perfetto per non agire, per restare nella propria zona di comfort (che spesso è una zona di estremo disagio, ma almeno è conosciuta).

Il mondo del lavoro di oggi è complesso, liquido, a volte spietato. Ma è anche pieno di opportunità per chi ha il coraggio di guardarsi dentro, riconoscere il proprio valore e imparare a comunicarlo.

Non lasciare che la paura di non essere abbastanza decida per te come passerai un terzo della tua vita.

Costruire una nuova consapevolezza da soli è difficile.

La nebbia mentale e la sindrome dell’impostore sono sempre in agguato pronte a farti dubitare di te.
Ecco perché avere una guida esterna e obiettiva fa la differenza tra il restare fermi per anni e il compiere il salto.

Se senti che è arrivato il momento ma l’idea di cambiare lavoro senza sapere cosa fare ti paralizza, fai il primo passo: smetti di dirti che “non sai fare niente”!

Il successivo sarà quello di scoprire cosa sai fare.

La tua nuova identità professionale è lì fuori e ti sta aspettando.

Un abbraccio,
Fede

FEDERICA ROMAGNA

Career Coach, Consulente di carriera e Mental Coach certificata.
© 2022-2025
Creato con passione ❤ da Gabri

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