fbpx Skip to main content

Oggi sono super emozionata perché voglio raccontarti di un progetto, a cui tengo molto, che finalmente sta prendendo forma.

Come sai, se mi segui da un po’ 😊, sono molto appassionata di crescita personale e nel mio lavoro di Coach sostengo e aiuto coloro che si sentono bloccati in un lavoro che non amano, che non gli piace e non sanno come fare a venirne fuori.

Io stessa ci sono passata prima di dimettermi e so cosa significa: frustrazione, paura, dubbi, ecc.. Uff! Chi più ne ha ne metta!

Così mi sono chiesta: perché non intervistare chi ce l’ha fatta, chi si è dimessa o dimesso dal proprio lavoro per diventare libero professionista o semplicemente ha cambiato azienda, ruolo, e oggi è felice della scelta? 

Lo scopo è che queste interviste possano essere di ispirazione e motivazione per coloro che si trovano tutt’oggi nel limbo e sono ancora indecise e hanno bisogno di un piccolo aiuto.

Ho già intervistato diverse persone e oggi voglio raccontarti (sì, si tratta di un piccolo spoiler solo per te 😍) la storia di A. e Z. (le chiamerò così per ragioni di privacy) due donne over 50 che hanno deciso di cambiare lavoro e dedicarsi a ciò che amano e le fa stare bene.

Sei pront*? Partiamo!

La storia di A.

A. è oggi una donna di 61 anni. 

Tutto ha inizio 3 anni fa.

Per oltre 30 anni A. e suo marito hanno avuto un’azienda di famiglia che negli ultimi anni, a causa di una burocrazia sempre meno indulgente, l’inflazione e normative stringenti, ha iniziato a tracollare. 

A. ha due figli poco più che adolescenti.

A. mi racconta che la situazione lavorativa che stava vivendo aveva iniziato a crearle alcuni malesseri fisici. Prima lo stress, la stanchezza cronica e poi la diagnosi di una labirintite da stress che la portava spesso al Pronto Soccorso. 

In più, la sera, quando andava a dormire, aveva mille pensieri e un forte senso di irrequietudine. 

Così un giorno A., stanca e stremata dalla situazione si dice: Ok, la situazione è questa. La mia azienda sta colando a picco. 

Ho sempre pensato di saper fare solo quello che ho fatto per 30 anni, ma cos’altro so fare? Come posso venir fuori da questa situazione?

A. mi dice che si era resa conto che aveva solo una scelta ovvero quella di trovare una soluzione. Come mamma sentiva la responsabilità verso i suoi figli e l’alternativa di lasciarsi andare non era contemplata.

Così decide di accettare l’invito ad un evento in cui si parlava di un progetto legato alla salute e al benessere (la sua salute in quel periodo vacillava e la speranza che qualcuno potesse aiutarla la invogliò ad andare) e quella sera si innamorò letteralmente dell’azienda e del progetto.

Inizia così ad informarsi su come prenderne parte e diventare una di loro.

A distanza di un anno A. chiude la sua azienda e apre una nuova attività sul filone salute e benessere. Acquisisce una serie di competenze e certificazioni e diventa una delle Manager di quel progetto.

A. mi dice che quella sera ha cambiato per sempre la sua vita ma soprattutto le ha fatto capire che non riusciva a trovare una via d’uscita a causa della sua chiusura mentale (parole sue 😊). 

Quando ci abituiamo per molto tempo a fare sempre le stesse cose, ci convinciamo di non saper fare altro. 

La verità è che possiamo fare qualunque cosa, impegnandoci, studiando e applicandoci con impegno e dedizione. 

Oggi A. sta benissimo, è serena e non soffre più di alcun disturbo. Un miracolo? No, direi che è il potere della mente.

La storia di Z.

Z. è oggi una donna di 53 anni.

La sua vita lavorativa è piena di alti e bassi. Inizia a lavorare a 18 anni come programmatore elettronico ed è costretta a lasciare il lavoro dopo 7 anni quando, incinta, il suo datore di lavoro la mette di fronte ad un ultimatum: o tuo figlio o l’azienda.

Z. si ritrova così incinta, madre single all’età di 25 anni senza lavoro.

La sua tenacia e forza di volontà la porteranno a trovare un nuovo impiego in cui resterà per circa 10 anni e dal quale si dimetterà quando si rende conto che l’ambiente è diventato tossico e non più in linea con i suoi valori e bisogni. 

Trova un altro lavoro dal quale dopo poco viene nuovamente licenziata, ma che fu per lei il suo turning point: decide di aprire partita Iva e portare avanti un progetto sui servizi amministrativi per le aziende, che aveva in mente da tempo. 

Lavora come consulente, si fa conoscere sul mercato per la sue competenze e nel 2015 firma un contratto per una delle aziende sue clienti e diventa responsabile amministrativa di quella che oggi è diventata una grande multinazionale. 

Quello che mi ha colpito di Z. è la sua forte resilienza e la capacità di non scendere a compromessi.

Z. mi racconta che nella scelta del lavoro ha sempre avuto chiara una cosa: i suoi bisogni come persona e come mamma e che qualunque lavoro avesse messo in dubbio questa sua identità, non sarebbe stato il lavoro adatto a lei.

Z. è una donna che si è costruita la sua carriera lavorativa, che si è presa quello che voleva superando diverse difficoltà e oggi, quando le ho chiesto cosa si sente di consigliare a chi vuole cambiare lavoro ma non sa come fare, mi risponde:

è come andare in bicicletta, quando impari ad andarci, non smetti più”.

Tradotto: inizialmente cadrai, ti farai male ma quando impari a stare in piedi e sai che la tua direzione è quella e sai che persona vuoi essere, niente ti può buttare giù.


💡 Cose che mi hanno ispirato questa settimana

• L’Italia del curling vince la medaglia d’oro nel doppio misto – Leggi articolo

Il curling, uno sport che in pochi davvero conoscono, sebbene ad oggi sembriamo tutti dei grandi esperti! Una storia di tenacia, determinazione e di testa, tanta testa, per affrontare il colpo finale che ha determinato la vittoria. 


📚 Libri che mi hanno trasmesso qualcosa

Pensa come un monaco, Jay Shetty

Il bivio: una vita in carriera in America e seguire il sogno della sua famiglia o andare in India, diventare monaco e ascoltare la chiamata interiore? 

Jay Shetty ci racconta la sua esperienza in un ashram e come l’essere monaco sia principalmente uno stato mentale e in che modo sia possibile acquisirlo. 

Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, Luis Sepúlveda

Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali e a chiamarsi tra loro semplicemente “lumaca”. Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. 

Quella della piccola lumachina è una storia di volontà, una favola per piccoli e grandi sognatori che non si accontentano di quello che vedono ed hanno sempre bisogno di salire e guardare oltre la collina per scoprire cosa nasconde al nostro sguardo.

Dì la tua