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La buona riuscita di un percorso di coaching è la somma di ogni singola sessione.

Ogni sessione di coaching è strettamente connessa a quella precedente ed è importante che l’impegno venga preso da ambo le parti: dal coach e dal coachee. Il coach dovrà utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso affinché il coachee possa raggiungere il suo obiettivo ed ottenere ciò che desidera. Il coachee dovrà impegnarsi, essere costante e rispettare le indicazioni che gli vengono fornite.

Iniziare un percorso di coaching non è facile e sopratutto non è per tutti. Ci vuole impegno, costanza, pratica e soprattutto una grande voglia di mettersi in gioco, di affrontare quei “mal di pancia” che arrivano quando scopriamo cose nuove di noi stessi e la voglia di scegliere il cambiamento.

Perché una cosa è certa: il cambiamento è parte integrante del coaching. Non esiste coaching senza cambiamento.

Identikit di una sessione di coaching

Il compito del coach (dall’inglese “coach” = carrozza) è quello di portare il coachee da uno stato A ad uno stato B, ovvero da uno stato attuale ad uno stato desiderato.

La sessione di coaching è un conversazione tra due persone: il coach ed il coachee (il cliente). Si svolge in incontri individuali della durata di circa un’ora e mezza. Durante ogni sessione viene affrontata una tematica finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo, ovvero stato desiderato, deciso in precedenza.

La sessione di coaching si struttura con una parte iniziale dedicata alla teoria, ovvero alla spiegazione dell’argomento che verrà affrontato. Questo passaggio è essenziale in quanto vengono date al cliente una serie di nozioni importanti sul perché è importante trattare quel tema così da dargli un quadro generale della situazione e tranquillizzarlo su ciò che farete insieme.

Segue la fase pratica in cui si chiede al coachee di applicarsi relativamente al tema. Potrebbe essere un esercizio scritto, il pensare ad una situazione, la descrizione di un’immagine. Tutto dipende dal tema trattato e dalla finalità.

La parte centrale è quella dedicata alla tecnica del cambiamento. In questa fase emerge l’abilità del coach, ovvero la sua capacità di utilizzare tecniche, strumenti o strategie che possano sin da subito apportare un cambiamento nel coachee. Si tratta di tecniche di PNL (Programmazione neuro-liniguistica) che a mio avviso ogni bravo coach dovrebbe conoscere.

Prima di lasciarsi è importante dare al coachee degli esercizi che dovrà svolgere durante il periodo che lo separa dalla sessione successiva. Il coaching è pratico ed il coachee deve iniziare ad applicare sin da subito ciò che ha imparato affinché possa fare propri i nuovi comportamenti acquisiti e gli insegnamenti appresi.

Ogni percorso di coaching è diverso dall’altro e va adattato sulla base del cliente e delle sue necessità. Affidarsi a professionisti esperti, quindi, è fondamentale.
Questa è la struttura che utilizzo e sulla quale baso ogni percorso. Il mio unico focus è quello di aiutarti ad ottenere ciò che desideri e fare in modo che al termine del nostro lavoro insieme, tu possa camminare con le tue gambe e abbia acquisito gli strumenti necessari per poterti realizzare in qualunque campo.

La sessione di coaching preliminare

La prima sessione di coaching, che definisce l’inizio del percorso, è sempre preceduta da una sessione preliminare durante la quale si verifica l’affinità a lavorare insieme, le aspettative e l’obiettivo che il coachee desidera raggiungere e la capacità da parte del coachee di assumersi la responsabilità di intraprendere un percorso finalizzato al cambiamento.
Si può fissare in presenza, via Skype, whatsapp, Google Meet, Zoom o al telefono ed è gratuita.

Non si tratta di una vera e propria sessione di coaching, sebbene il professionista inizi ad utilizzare alcuni dei suoi strumenti come le domande o i feedback, ma di un momento di confronto iniziale durante il quale il coachee spiega la sua esigenza ed il coach valuta se è il professionista adatto a seguirlo e se il coachee è pronto ad iniziare il percorso insieme basato su consapevolezza, responsabilità ed impegno.

6 Domande da fare nella sessione di coaching preliminare

Durante la sessione preliminare è importante fare qualche domanda per inquadrare la situazione e comprendere le necessità del cliente. Eccole di seguito:

Qual è il tuo obiettivo/scopo?

Cosa ti ha impedito di raggiungerlo fino adesso?

Cosa ti impedisce di raggiungerlo autonomamente?

Quali sono i limiti che senti nel riuscire a fare questa cosa?

Cosa ti aspetti dal coach?

Se la risposta a queste domande risponde al quesito di “coachability”, ovvero ci sono le condizioni di volontà e di impegno del coachee che rendono dunque il coaching possibile, si può iniziare il percorso. Il coach si annoterà le risposte e valuterà come procedere.

Come iniziare una sessione di coaching

Una volta comprese le esigenze del cliente, possiamo addentrarci nel percorso.

Come abbiamo detto, sia il coachee che il coach hanno un ruolo fondamentale nella buona riuscita della sessione. Ora vediamo nello specifico alcune cose a cui un bravo coach deve fare attenzione.

Entrare in “state”

L’essere in state è una conditio sine qua non da cui il coach non può prescindere.

Ti è mai capitato di fare una presentazione in pubblico o di presentarti ad un esame e dimenticare completamente tutto ciò che avevi studiato e che volevi dire? Quella è esattamente la situazione che in gergo si chiama “non essere in state”, ovvero non essere entrato in quello stato mentale di concentrazione tale da poter realizzare la tua miglior performance.

Accade perché iniziamo ad immaginarci nella nostra testa gli scenari peggiori possibili di noi che falliamo o che veniamo derisi; veniamo sopraffatti dall’ansia da prestazione, dalla paura del giudizio degli altri e ci dimentichiamo qual è il vero motivo per cui siamo lì.
Dovendo il coach guidare la sessione, è fondamentale che entri in state affinché possa svolgere al meglio il suo compito.


Il suo compito è dunque quello di concentrarsi, di centrarsi (che significa essere nel qui ed ora), ascoltare senza giudizio tutto ciò che verrà ed il coachee gli dirà, essere attento e connesso con se stesso e con il cliente. La connessione con se stessi è essenziale in quanto gli permetterà di accedere alle risorse necessarie per aiutare la persona che ha di fronte a sé.

Modelli di comunicazione

Un’altra delle abilità del coach è quella di saper utilizzare tutti i modelli comunicativi: verbale (l’utilizzo delle parole), paraverbale (utilizzo del tono di voce, delle pause, del ritmo, del volume) e non verbale (movimenti del corpo, espressioni del viso, ecc) e adattarli a quelli del coachee in modo tale che la conversazione sia più efficace. Saper utilizzare questi strumenti è essenziale in quanto consentiranno di creare rapport.

Rapport

All’essere umano piace ciò che è simile. Ognuno di noi preferisce stare con chi è più simile a lui e ad allontanare chi non lo è. Il compito del coach durante la sessione è quello di creare rapport, ovvero creare una relazione segnata dall’accordo, dall’allineamento e dalla somiglianza con l’altro.

Più il coach entrerà in empatia con il suo cliente, dimostrando compassione e comprensione, più guadagnerà il “diritto” di influenzarlo e di guidarlo verso il suo obiettivo. In questo modo riuscirà ad instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione. Per farlo potrà avvalersi dei modelli di comunicazione e di tutti gli strumenti che conosce.
Quando ciò non accade, la relazione di coaching resta ad un livello superficiale che potrebbe compromettere la buona riuscita del percorso.

Altri dettagli da non trascurare

Durante la sessione è importante che il coach tenga conto di altri piccoli ma importanti aspetti:

la puntualità che è simbolo di rispetto e affidabilità;

l’abbigliamento adeguato: all’essere umano piace ciò che è simile, pertanto se incontriamo il CEO di un’azienda, tuta e t-shirt potrebbero non essere la scelta più adatta;

la postura: il corpo trasmette molto di noi. Una postura eretta trasmette sicurezza e decisione

il sorriso: sìì accogliente, il sorriso aiuta a rilassarsi e dà all’altro un senso di tranquillità. Inoltre è contagioso e trasmette positività. Non esagerate, mi raccomando!

Il ruolo del coach durante la sessione di coaching

Il ruolo principale del coach è quello di ascoltare.

Si tratta di un ascolto attivo, senza giudizio. Il coach utilizza lo strumento delle domande per fare emergere la struttura profonda dei pensieri del coachee e ne ascolta le risposte. Le domande successive si baseranno sulle risposte ricevute e ogni domanda condurrà in una direzione che il coach sa porterà immediatamente ad un cambiamento.

Questo è il motivo per cui vengono definite domande potenti, perché attuano un cambiamento.

Si tratta di un’altra grande abilità del coach: adattare le domande alle risposte ottenute. Non c’è nulla di preparato. Tutto si basa su quanto verrà detto dall’altro in quell’esatto momento.

Un occhio di riguardo va alla domanda introdotta da “perché“.
Perché indaga la causa e al coach non interessa sapere perché qualcosa si sia verificato nel lontano passato, o qual è stata la causa scatenante, non è suo compito scoprirlo (ci sono altri professionisti preposti a farlo come lo psicologo o lo psicoterapeuta). Il ruolo del coach è quello di focalizzarsi sulla situazione presente e accompagnare il coachee al raggiungimento dell’obiettivo nel futuro.

Per questo motivo è bene iniziare le domande con: cosa, come, quali, ecc.

Oltre alle domande il coach può utilizzare (può se ne è a conoscenza e se ha frequentato una scuola in cui gli sono state insegnate) altri strumenti. Si tratta delle tecniche del cambiamento che a seconda di quella scelta, possono agire sul comportamento del coachee, sulle convinzioni, sulle emozioni, sulle fobie, ecc.

Il coach non dà consigli! Attraverso le domande il coach aiuta il coachee a trovare quelle risposte che sta cercando. Non è dunque lui a fornirgliele perché alla base del coaching c’è un principio fondamentale: le risposte sono dentro ognuno di noi e con i giusti strumenti il coach può aiutarci a tirarle fuori.

Infine, al termine della sessione, il coach lascia al coachee una serie di esercizi pratici che, come abbiamo visto, il coachee dovrà applicare sin da subito per fare proprio il nuovo comportamento.

Il ruolo del coachee nella sessione di coaching

Il coachee è il vero protagonista della sessione di coaching. Gran parte della conversazione è sostenuta da lui ed il coach, come abbiamo detto sopra, fa la sua parte ma è poi il il cliente che deve lavorare per raggiungere il suo obiettivo.
Per questo è importante che il coachee svolga gli esercizi e perseveri con i nuovi comportamenti. È compito suo quello di applicare con responsabilità ed impegno quanto acquisito.

Il raggiungimento degli obiettivi non dipende dal coach ma dal coachee. Il coach può motivare, dare strategie, fornire i migliori strumenti ma metterli in pratica dipende da lui/lei.

Questo è un discorso importantissimo che deve essere chiaro prima di iniziare qualunque percorso. Quando, infatti, questo punto non viene preso bene in considerazione, cominciano gli equivoci e, di conseguenza, l’intero lavoro che si andrà a fare corre il serio rischio di essere completamente inefficace.

La struttura di una sessione di coaching

Una sessione di coaching deve sempre avere un obiettivo, ovvero quello di apportare un cambiamento nell’altra persona. Come dicevamo all’inizio, non c’è coaching senza cambiamento.
Una volta stabilite le aspettative del coachee ed il futuro desiderato (informazioni che acquisiamo durante la sessione preliminare) è possibile iniziare il percorso.

Ogni sessione di coaching si articola in 4 momenti:

Teoria. È la fase informativa ovvero il momento in cui il coach spiega al proprio coachee l’ argomento che verrà trattato durante la sessione. In questa fase il cliente prende familiarità con il tema e inizierà a comprendere non solo di cosa si tratta ma anche perché è importante.
Trascurare questa fase significa lavorare con una persona che è totalmente ignara di ciò che sta accadendo e questo può provocare sfiducia e vanificare il lavoro insieme.

Pratica. Perché si possa parlare di coaching, non può assolutamente mancare la parte pratica. Al coachee viene chiesto di interagire tramite attività pratiche (come ad esempio prendere cara e penna e scrivere pensieri, parole, ecc), accedere alla propria memoria per recuperare delle situazioni utili ai fini della sessione, di immaginare se stesso nel futuro. Tutto dipende da come viene impostata la sessione e dove il coach vuole portare il coachee.

Tecnica del cambiamento. Siamo arrivati alla fase centrale della sessione. Qui si definisce l’abilità del coach. La PNL (Programmazione Neuro-linguistica) ha sviluppato delle tecniche in grado di apportare dei cambiamenti comportamentali nell’individuo. Sarà compito del coach decidere quale applicare, sulla base delle informazioni ottenute nella prima parte della sessione.
Ogni tecnica prevede un coinvolgimento attivo del coachee che, conoscendo ciò di cui si parla grazie alla fase di teoria, sarà pronto a partecipare.

Homework. Come abbiamo detto più volte in questo articolo, gli esercizi sono fondamentali per applicare sin da subito quanto imparato e fare in modo che il nuovo comportamento diventi parte integrante delle nostre abitudini quotidiane.
Di questa categoria fa parte anche il così detto piano d’azione: si lasciano al coachee una serie di attività da svolgere entro una data precisa affinché si prenda l’impegno di portarle a termine e inizi a mettere in moto una serie di comportamenti che lo porteranno al raggiungimento del suo obiettivo.

Dettagli tecnici

Ogni sessione ha una durata massima di un’ora e mezza. Il numero di sessioni può variare in base all’obiettivo. Personalmente non credo in percorsi più lunghi di 10 sessioni; il coaching è uno strumento potente e può generare cambiamento sin dalla prima sessione. Se ciò non avviene significa che qualcosa non ha funzionato.

Ci possono poi essere percorsi di “mantenimento” in cui a distanza di tot mesi, in accordo tra le parti, ci si può sentire per aggiornarsi e verificare insieme l’evoluzione dei progetti e realizzazioni dell’obiettivo.

La frequenza viene anch’essa definita dalle parti. Possono trascorrere due settimane, tre. Per esperienza ritengo che due settimane siano sufficienti; il coachee è in fase di apprendimento, non ha ancora fatto suoi determinati comportamenti ed è bene che il coach lo segua.
Per questo è importante che durante il lasso di tempo che separa la sessione, il coachee svolga gli esercizi e tenga informato il coach.

Come ottenere il meglio da una sessione di coaching

Per fare in modo di ottenere il meglio da una sessione di coaching, come prima cosa è importante che il coachee si assuma la responsabilità di voler raggiungere l’obiettivo e si impegni a farlo. Senza questo pre-requisito, nessuna relazione di coaching potrà essere funzionale.

Come seconda cosa è importante che ciò che il cliente chiede sia in linea con la professione del coach. È molto facile superare il confine e sebbene il coaching sia una relazione d’aiuto, non è possibile aiutare tutti. Ad ogni professionista la propria professione.

Come terza cosa è importante rivolgersi ad un valido professionista, qualcuno che abbia seguito una scuola qualificata e non di quelle che ti “fanno diventare coach” in due weekend. Un buon coach deve avere nozioni di PNL, deve saper utilizzare le tecniche del cambiamento e avere esperienza nel settore in cui opera.

Il mio metodo

Non c’è coaching senza cambiamento. Il mio metodo di coaching parte da qui. Parte dal desiderio di voler aiutare gli altri a raggiungere i propri obiettivi e a realizzarsi come persone.
Si tratta di un percorso finalizzato ad apprendere strategie utili per affrontare le sfide della vita quotidiana, imparare a gestire le emozioni come alleate e a vivere le difficoltà come delle opportunità.

Non amo forzare le persone, nessuna pressione. Il mio metodo di lavoro si basa sulla scelta reciproca, sulla capacità di comprendere l’esigenza dell’altro e attendere che si senta pronto ad affrontare il cambiamento e ad assumersi le responsabilità che ne conseguono.
Il mio unico obiettivo è portare le persone dove desiderano perché si sentano fiere ed orgogliose di se stesse.

Mi piacerebbe tantissimo avere un feedback da parte tua e sapere se quello che ti ho raccontato ti è stato utili oppure no. Scrivilo pure nei commenti, sarò felicissima di leggerti 😃

Un abbraccio,
Fede

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FEDERICA ROMAGNA

Mental Coach e Trainer al femminile.
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