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Davvero hai bisogno di stare male per cambiare lavoro? Davvero devi arrivare ad avere ansia, frustrazione e burn out per capirlo?

Non basta sapere che quello che fai non ti piace e che vorresti impiegare la tua giornata a fare altro?

Ovviamente si tratta di una domanda provocatoria e ora voglio spiegarti perché.

Nel 2021 ho preso parte inconsapevolmente al grande movimento che in America è stato chiamato “Great Resignation“, ovvero “La Grande dimissione”. Mi sono licenziata dopo 14 anni di lavoro a tempo indeterminato.

Si parla di numeri incredibili: il Ministero del Lavoro ha registrato che nel secondo trimestre di quest’anno, quasi mezzo milione di persone ha optato per le dimissioni volontarie e che l’aumento è stato del’85% rispetto al 2020.

Pazzesco.

Ho sempre pensato (e lo penso tuttora) che il lavoro sia un aspetto estremamente importante della mia vita. Lo considero tale per una ragione: lavorare significa non solo sostenersi ma soprattutto portare un contributo al mondo.

Lavoriamo per portare avanti l’economia del nostro paese affinché possiamo vivere una vita sempre migliore, in termini di scienza, medicina, salute, ecc.

Lavoriamo per evolverci come persone ed essere un esempio per i nostri figli, nipoti, ecc

Lavoriamo per lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi.

Compreso questo concetto che ritengo fondamentale mi chiedo:

Se lavoriamo per il semplice stipendio alla fine del mese, o per tenere fede agli impegni economici che abbiamo preso fino a quel momento, senza magari avere una direzione, un’aspirazione, una passione, davvero pensiamo che prima o poi non proveremo ansia, frustrazione o insoddisfazione?

Il 2021 è stato un anno davvero sfidante per me. Oltre ad aver rassegnato le dimissioni lo scorso Ottobre, a Maggio ho deciso di trasferirmi in Toscana.

Due grandi cambiamenti e oggi posso dire che entrambi sono stati preceduti da momenti di ansia, infelicità, umore altalenante e burn out.

La verità è che sapevo ben prima che tutto ciò si manifestasse che qualcosa non andava: che la mia città, Milano, mi stava stretta e che il lavoro che facevo non mi piaceva e non mi dava alcuna soddisfazione.

Ho però atteso di arrivare al culmine per decidere, ho atteso di stare male prima di prendere coraggio, guardare in faccia la realtà e decidere. Questo perché nessuno ci insegna come fare.

Nessuno da ragazzi ci insegna come ascoltarci, come ascoltare il nostro corpo (perché parla più di quante crediate 😃 e ci manda centinaia di segnali) o a comprendere come elaboriamo i pensieri e quanto questi possano essere dannosi. Lasciamo che la vita scorra e ci fermiamo solo quando non possiamo farne a meno.

Vivere una vita felice significa invece avere il coraggio di ascoltarsi, significa fermarsi prima che sia tardi e significa decidere per il nostro benessere, sempre.

Il messaggio che voglio lasciarti oggi è questo:

👉🏻 lavora per portare un contributo al mondo

👉🏻 lavora con passione, lavora perché quello che fai ti fa stare bene e perché la sera, quando metti la testa sul cuscino, tu possa sentire quella sensazione di soddisfazione impagabile per essere stato utile.

👉🏻 lavora per te stesso ma lavora anche per portare valore agli altri.

Come fare?
Perché si sa, bella la teoria, ma poi in pratica? 😁

A me ha aiutato molto partire rispondendo a questa domanda:

Perché fai il lavoro che fai? Cosa ti spinge tutti i giorni ad alzarti la mattina e ad andare a lavorare?

È una domanda semplicissima ma piena di significato. Comprendere qual è il tuo perché è la base di partenza di qualunque riflessione successiva. Se non sai perché fai ciò che fai, con molta probabilità non ami davvero il tuo lavoro e senza passione né direzione, la strada é decisamente più faticosa.

Ricorda: come dice la generazione Z, YOLO: you only live once.

….to be continued…

Raccontami la tua esperienza, sarò felice di leggerti 😁

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