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Parliamoci chiaro, prepararsi ad un colloquio di lavoro è tutt’altro che una passeggiata.

Se fosse così semplice non sentiremmo il bisogno di informarci sul web, di chiedere aiuto ad un career coach, di guardare video su Youtube con esempi e simulazioni. Per non parlare poi del carico emotivo: ansia da prestazione, preoccupazione, paura di essere rifiutati, di dire la cosa sbagliata o di non essere in grado di valorizzarsi a sufficienza.

Nei casi più estremi, prepararsi ad un colloquio è una vera e propria prova con se stessi, un’occasione per misurarsi, per dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore e le proprie capacità.

In questo articolo troverai alcuni spunti utili su come prepararti al meglio ad un colloquio di lavoro, quale atteggiamento adottare, come rispondere alle domande “standard” che i recruiter amano fare così da arrivare a quel momento con la consapevolezza di aver fatto tutto quello che era in tuo possesso per dare il meglio di te.

Un’adeguata preparazione ti aiuterà a ridurre l’ansia da prestazione e lo stress che questa situazione può comportare.

Come prepararsi ad un colloquio di lavoro: le basi

Tutto inizia molto prima della chiamata del recruiter che ti invita al colloquio.

La macchina della selezione entra in azione (perlomeno nella maggior parte dei casi) nel momento in cui rispondi ad una candidatura o decidi di inviare spontaneamente il tuo curriculum vitae.

Questa è la fase più importante del processo perché rappresenta la consapevolezza di aver deciso quale direzione dare alla tua carriera professionale.

Disclaimer: se sei tra coloro che invia curriculum a caso, senza un’idea precisa di cosa fare della propria vita, ti consiglio caldamente di cambiare strategia perché oltre a non essere utile, non ti aiuterà in fase di colloquio, anzi, potrebbe diventare un boomerang.

Decidi perché vuoi candidarti per quella posizione

Entriamo un po’ più nel dettaglio. Prima di candidarti per una posizione, è importante che tu abbia ben chiaro perché lo fai:

👉🏻 La posizione rispecchia ciò che vuoi fare davvero?

👉🏻 Questo lavoro è in linea con il tuo obiettivo professionale?

👉🏻 Come ti vedi tra 3 o 5 anni? Ti vedi svolgere quel ruolo?

👉🏻 Sei allineat* con i valori dell’azienda?

Candidarsi per il semplice fatto di voler cambiare lavoro non è mai la strategia migliore. Avere un forte “via da” può essere una leva molto forte ma deve esserlo anche quella di “avere una direzione“. Decidi dunque come prima cosa perché stai cercando un nuovo posto, qual è il tuo obiettivo professionale e poi candidati per quella posizione.

Parti da te. Chiediti anzitutto che cosa cerchi in un lavoro e solo dopo scrivi il tuo curriculum che dovrà evidenziare le tue esperienze, le tue competenze e anche le tue abilità.

Leggi attentamente la job description

Una volta capito perché sei alla ricerca di un nuovo lavoro e che tipo di lavoro desideri, è arrivato il momento di prepararsi ad affrontare il colloquio.

All’interno della job description è riportato (almeno così dovrebbe essere😃) tutto ciò che l’azienda sta cercando in un candidato. Proprio per questo motivo la job description può essere un’ottima alleata per preparare il tuo colloquio.

Molte delle domande che vengono poste hanno una matrice comune: sondare le competenze tecniche, (le hard skills) e le abilità personali, ovvero le famigerate soft skills. Il compito del recruiter è quello di capire se potresti essere o meno la persona giusta a ricoprire quel ruolo.

Facciamo un esempio.

Se all’interno della job descrizione c’è scritto: “si cerca una persona con 3 anni di esperienza nell’area digital, marketing e comunicazione” la prima cosa che sonderà il recruiter sarà la tua esperienza in questo settore e si accerterà in fase di colloquio che ciò che hai scritto sul curriculum corrisponda a verità.

Stessa cosa per le soft skills (sempre partendo dalla job description possiamo trovare scritto): richieste ottime capacità di gestione del team, di leadership, comunicative e relazionali.

Si tratta di abilità facenti parte la così detta “area relazionale”. Per capire se disponi di queste abilità, il recruiter ti porrà delle domande mirate che lo aiuteranno a mettere in evidenza quegli indicatori comportamentali che ritiene necessari per ricoprire quel ruolo. Ecco alcuni esempi (con riferimento a quanto indicato sopra):

👉🏻 Le è mai capitato che un membro del suo team avesse un atteggiamento ostile? Cosa ha fatto?

👉🏻 Mi racconti un episodio in cui ha dovuto affrontare una situazione difficile. Come si è comportat*?

👉🏻 Qual è il suo ambiente di lavoro ideale e come riesce a crearlo?

👉🏻 Le è mai capitato di avere un’opinione discordante da quella del suo capo?

Leggi attentamente la job description e preparati alcuni esempi di situazioni in cui poter far emergere le qualità richieste. Sii pratic* e concreto*, il recruiter è alla ricerca di fatti.

Informati sull’azienda

Può sembrare una banalità ma dalla mia esperienza ti assicuro che non lo è!

Informarsi sull’azienda che ci sta selezionando (posto che avremmo già dovuto farlo prima di inviare il curriculum per il motivo che ci siamo detti 😃) non significa soltanto aprire il sito e leggere la storia, ma significa anche: aprire il profilo LinkedIn (se presente) e leggere le attività e le iniziative, iscriversi alla newsletter, controllare i canali social, conoscere i valori dell’azienda, la vision e la mission, leggere le recensioni dei clienti (se si tratta di un’azienda che vende prodotti).
Significa insomma avere una vera visione di insieme.

Più informazioni riuscirai ad ottenere più potrai comprendere non solo se i vostri valori sono allineati ma faranno percepire all’intervistatore che sei realmente interessat*.

Ricordati (scusa se sono ripetitiva ma ci tengo molto e come dicono i latini repetita iuvant): le informazioni sull’azienda sono in primis un elemento che serve a te, a capire se quella realtà può essere parte o meno del tuo futuro professionale. Un’azienda con la quale non condividi i valori potrà anche essere l’azienda migliore del mondo ma con il tempo diventerà stretta.

Come prepararsi ad un colloquio di lavoro: consigli

Eccoci arrivati al momento del colloquio. Di seguito trovi alcuni consigli utili che puoi utilizzare per fare una buona prima impressione.

Contatto visivo

Guardare negli occhi la persona con cui stai parlando non è solo segno di rispetto ma dimostra anche sincerità ed interesse. Guardare il proprio interlocutore negli occhi indica attenzione verso il discorso che si sta affrontando e anche sicurezza in se stessi.
Mi raccomando dunque, sforzati di guardare il tuo interlocutore negli occhi o in camera se si tratta di un colloquio on line.

Puntualità

Che si tratti di un incontro on line o di persona, sii sempre puntuale. Rappresenta rispetto ed interesse per la persona che ti intervisterà oltre che serietà ed impegno.

Se dovessi tardare per un contrattempo o un impegno improrogabile dell’ultimo minuto, mi raccomando, avvisa il recruiter telefonicamente o via mail e scusati per il ritardo. Dimostrerà rispetto per il suo lavoro e la sua persona.

Sorridi

Il sorriso crea empatia e l’empatia aiuta la relazione. Sorridere dimostra sicurezza e fiducia in se stessi oltre che aiutare l’altra persona a sentirsi a proprio agio. Solitamente tra i due interlocutori è l’intervistato ad essere più agitato. Ciò nonostante, un candidato sorridente aiuta a rendere il clima più disteso e a giovarne sarà l’intera conversazione.

Disclaimer importante: con questo non voglio dire che devi sorridere in modo finto (anche perché il sorriso finto è facilmente riconoscibile) ma sforzarsi un pochino può essere utile ad alleggerire eventuali tensioni dovute alle situazione 😃.

Dare del lei/tu

L’impostazione viene inizialmente settata dal selezionatore che contattando il candidato imposta la conversazione decidendo se dare del “lei” o del “tu”. Puoi fare due cose:

👉🏻 accettare la modalità scelta dal selezionatore (se ti dà del “lei” ad esempio puoi decidere di corrispondere)

👉🏻 chiedere se è ok darvi del “tu” rendendo meno formale la conversazione.

Non c’è nulla di male nel chiedere. La cosa peggiore che possa accadere è che ti dica di “no” ed in quel caso, ti adatterai alla situazione. Fai tutto ciò che puoi per metterti a tuo agio e fare in modo che possa dare il meglio di te.

Come prepararsi ad un colloquio di lavoro e sentirsi sicuri di sé

Chi non desidera affrontare un colloquio con sicurezza e tranquillità, alzi la mano 🙋🏻‍♀️

Per molte persone il colloquio è un momento importante: per alcuni è l’occasione per entrare nel mondo del lavoro, per altri di rimettersi in gioco, ripartire, valorizzarsi. Per questo motivo preparasi, per quanto possibile, è essenziale per alleggerire la pressione.

Non esiste un manuale o una ricetta del “colloquio perfetto” ma esistono alcuni comportamenti che possiamo adottare e sviluppare per sentirci più sicuri di noi e affrontare al meglio la conversazione.

Parole e fatti

“Le chiacchiere stanno a zero” citava un vecchio film.

Nel mondo del lavoro oggi si parla per aforismi e inglesismi (a mio avviso a volte fastidiosi) di cui spesso non si conosce nemmeno il significato ma che si dicono perché “fanno figo”.

Il punto come sempre non è il semplice fatto di dire ma di dimostrare che ciò che si dice non solo corrisponde a verità ma che ne si ha piena cognizione del suo significato.

Facciamo un esempio.

Supponiamo che l’azienda per cui ti sei candidat* abbia inserito nella job description: sono richieste ottime abilità di time management e tu sei il re o la regina di questa soft skill.

Nel presentarti racconta al recruiter che una delle tue qualità è la gestione del tempo, che sei molto brav* ad organizzare la giornata sia tua che quella dei tuoi collaboratori.

Perfetto. Ed il recruiter come può sapere che sei davvero brav*? Su cosa potrà basare la sua valutazione? Sulle tue parole? I colloqui sono pieni di persone che mentono sulle proprie abilità pur di ottenere quel posto.

E allora come si fa?

Si presentano i fatti. Racconta episodi concreti, frutto della tua esperienza, in cui emerga questa qualità. Raccontata come organizzavi la tua giornata o quella del tuo team, racconta di situazioni in cui hai dovuto gestire un imprevisto e nonostante questo hai portato a termine un compito nelle tempistiche previste. Sii concret* e sincer*.

Solo così il recruiter avrà del materiale concreto sul quale lavorare e prendere la sua decisione.

Enfatizza le soft skills

Negli ultimi anni se ne sente parlare spesso. Le soft skills sono diventate un elemento imprescindibile di valutazione di un candidato. Non sono più abbastanza le semplici competenze tecniche, le così dette hard skills, ma si cercano quelle qualità personali che possano portare un valore aggiunto, in termini umani, all’interno dell’azienda.

Potrai essere il venditore più bravo di questo mondo, aver ottenuto le performance migliori di tutta l’azienda ma se ti candidi per un posto da manager e non riusci a trasmettere autorevolezza, fiducia, esempio e leadership (con i fatti mi raccomando 😃) non potrai mai diventare un leader.

Racconta i tuoi successi con degli esempi che facciano emergere non solo le tue abilità tecniche e dunque ciò che sai fare, ma soprattutto le tue qualità, dunque come lo sai fare.

Sintesi e focus su ciò che chiede l’azienda

La mia insegnante di italiano a scuola mi diceva sempre che chi ha il dono della sintesi vince sempre. Sarà vero? Non so se vinca sempre, ma sicuramente dimostra una grande abilità nel focalizzare l’attenzione sui punti salienti o perlomeno quelli che noi riteniamo tali.

Quando ti prepari il colloquio (perché ti prepari, vero???), preparati sempre una breve introduzione sul tuo percorso di studi ed esperienza lavorativa, mettendo in risalto quegli aspetti che sai potranno interessare al tuo interlocutore (informazioni che puoi trovare all’interno della job description).

I recruiter vedono ogni giorno decine di candidati e oltre ad avere un tempo prestabilito per ogni singolo colloquio, annoteranno le informazioni che hanno colto essere le più utili per quella posizione.
E poi ricorda: nel caso avessero bisogno di maggiori dettagli, saranno loro a chiederteli!

Focalizzati sull’esigenza dell’azienda.

Metodo STAR

Il metodo STAR è una tra le tecniche più utilizzate nella selezione del personale. Si tratta di un metodo attraverso il quale il recruiter verifica i comportamenti del candidato in alcune situazioni specifiche che possano mettere in rilievo le sue abilità e dunque l’idoneità a quel ruolo.

Le situazioni fanno riferimento ad eventi del passato. Ecco alcuni esempi di domande:

👉🏻 Mi parli di una sfida o un conflitto che ha dovuto affrontare

👉🏻 Ha mai dovuto prendere una decisione impopolare? Mi racconti quale e come si è comportat*

👉🏻 Le è mai capitato di doversi confrontare con un capo ostile?

👉🏻 Mi racconti un errore che ha commesso

Come vedi in ciascuna di queste domande è presente: una situazione (S), un compito da svolgere/risolvere (T), l’azione compiuta per risolvere la situazione (A) ed il risultato ottenuto (R).

Quando un intervistatore ti fa una domanda comportamentale tipo quelle indicate, per sapere dunque come hai reagito in passato in circostanze specifiche, puoi rispondere usando il metodo STAR.

Il mio consiglio è quello di prepararti alcuni esempi così da essere pront* e non trovarti impreparat* nel caso ti venisse posta la domanda.

Disclaimer: niente invenzioni o esperienze di altri! Oltre al fatto che un recruiter esperto è in grado di valutare la veridicità dei fatti, la cosa non gioverà a tuo favore se mentirai. Ciò che dici dovrai dimostrarlo una volta assunto. Sii sincer*.

Come prepararsi a rispondere alle domande più frequenti

Per azzerare al minimo lo stress da colloquio (anche se molto dipende da come ciascuno di noi gestisce lo stato d’animo) può essere utile prepararsi la risposta ad alcune delle domande che più frequentemente vengono poste in fase di selezione.

Oltre alle cose che ci siamo detti, ecco alcune di queste domande (ce ne sono molte altre e soprattutto molto dipende dalla fase del colloquio in cui ti trovi). Queste sono tra le più usate nelle prime fasi.

Mi parli di lei

Si tratta mediamente della prima domanda. Viene utilizzata per rompere il ghiaccio e per dare la possibilità al candidato di mettersi a suo agio e parlare di un argomento che conosce (un po’ come quando a scuola o all’università ci veniva chiesto: mi parli di un argomento a scelta).

Mi raccomando: sintesi, chiarezza, focus su ciò che interessa all’azienda e fai in modo che emergano le tue qualità oltre che le tue competenze. I comportamenti faranno la differenza.

Punti di forza e punti di debolezza

Partiamo dal presupposto che non esiste una risposta giusta e una sbagliata e che quello che magari per te è un punto di forza per un altro può essere un punto di debolezza o viceversa.

Quello che conta anche in questo caso è portare esempi concreti, fatti che siano a supporto di ciò che dici in modo tale che il recruiter possa avere una visione più chiara della situazione.

Anche in questo caso scegli qualità che possano interessare all’azienda.

Ad esempio: se cercano una persona determinata e tu pensi di avere quella qualità, indicala come punti di forza e supportala con esempi che dimostrino concretamente la tua determinazione.

Per quanto riguarda i punti deboli, la cosa importante è far emergere la tua consapevolezza a riguardo e il fatto che tu ci stia lavorando per migliorarti.

Perché dovremmo scegliere te

Questa è una domanda insidiosa. Fai in modo che emerga la tua passione per quel lavoro (per farlo devi avere ben chiaro il perché ti stai candidando per quella posizione, come spiegato nel primo paragrafo), le tue abilità per quel ruolo, la tua esperienza e come pensi di poter contribuire all’azienda, quali risorse potrai portare a supporto.

Cosa sa della nostra azienda

Come dicevamo sopra, prendi informazioni sull’azienda. Non limitarti alla storia ma approfondisci attraverso i social, le attività, le persone (se conosci qualcuno che vi lavora all’interno). Fai la differenza e mostra al recruiter che ti sei documentato e che hai investito del tempo nel farlo, nel fare qualcosa di più rispetto agli altri. Questo mostrerà la tua curiosità e livello di interesse.

Perché desideri questo lavoro

Ne abbiamo già parlato. Il perché ti candidi deve essere in primis chiaro a te e poi spiegato al recruiter in caso di domanda. Se non sai nemmeno tu perché lo fai, non riuscirai a risultare convincente e la tua incertezza emergerà.

Perché sta cercando una nuova esperienza

Questa domanda è molto vicina alla domanda precedente. Il perché stai cercando è strettamente connessa al perché stai andando via da dove ti trovi. Sii sincer* e mi raccomando, non denigrare il posto da cui provieni. Oltre ad essere anti-etico e poco professionale non ti aiuterà a fare una buona impressione.

Mi racconti un episodio in cui…

Ne abbiamo parlato poche righe sopra, il metodo STAR. Preparati una o più situazioni in cui emergano le tue abilità, i tuoi comportamenti di fronte alle difficoltà. Il recruiter deve capire se ti vede o meno in quel ruolo e se potresti o meno essere la persona adatta.

Dove ti immagini tra 5 anni

Questa è una tra le domande più insidiose. Spesso non siamo in grado di rispondere perché noi per primi non ce lo siamo mai chiesti. Non sappiamo nemmeno dove saremo domani, figuriamoci tra 5 anni!

Per questa ragione è fondamentale scegliere avendo una direzione, candidarci per quel lavoro sapendo che abbiamo un obiettivo che può essere di carriera, di crescita, di innovazione, di sviluppo. Il punto è sapere dove stiamo andando. Senza una rotta sarà come navigare in mare senza meta.

Se tra cinque anni dovesse essere troppo in là, basterà rispondere spiegando perché questa azienda porterà un contributo alla realizzazione del tuo obiettivo.

Come chiudere un colloquio

La parte finale del colloquio è tanto importante quanto quella iniziale. È in questa fase che il recruiter vi chiederà se avete domande.

Anche in questo caso, se non hai ottenuto tutte le informazioni che ti servono durante il colloquio, preparati delle domande che ti possano servire a perseguire il tuo obiettivo.

👉🏻 Vuoi un’azienda in cui ci sia smart working perché per te è essenziale? Chiedi.

👉🏻 Vuoi sapere se ci sono prospettive di carriera perché sei una persona ambiziosa? Chiedi.

👉🏻 Vuoi qualche approfondimento sull’azienda perché non ti tornano delle informazioni che hai reperito nella fase di ricerca? Chiedi.

Pensa a cosa desideri, al tuo obiettivo e poni delle domande contestuali.

Infine, se non sarà il selezionatore a dirtelo, chiedi entro quanto tempo ti verrà data una risposta e se sono previsti nuovi colloqui in caso di passaggio allo step successivo e con chi. Questo ti darà modo di prepararti a dovere.

Fase post-colloquio

Purtroppo capita spesso che i recruiter non restituiscano feedback al colloquio. Non è decisamente un comportamento corretto ma purtroppo succede.

E allora cosa fare?

Invece di darti io una risposta, ecco alcuni spunti di riflessione utili per trovarla da te.

👉🏻 Quanto ti interessa quella posizione?

Spesso mi viene chiesto se sia una buona idea quella di mandare una mail al recruiter per avere un feedback. Personalmente penso che non ci sia nulla di male nel manifestare il proprio interesse e che il fine ultimo a cui dobbiamo tendere sia sempre quello di perseguire il nostro obiettivo.

Guarda dunque la questione dal tuo punto di vista e non quello dell’azienda e chiediti quanto ti interessa quella posizione e poi agisci di conseguenza.

👉🏻 Perché è così importante avere una risposta?

Vuoi andare via perché non ce la fai più a stare lì, perché vuoi scappare o perché senti che quella posizione ti porterà verso la tua direzione? Rifletti sul perché e ricorda che scappare non è mai una buona idea, anzi, è può essere un vero e proprio boomerang!

👉🏻 Quanto puoi aspettare prima di avere una risposta?

Datti una tempistica. Decidi ad esempio una settimana, un mese, tre giorni. Magari hai bisogno di una risposta per poterti organizzare perché devi capire se cambiare casa, città. Decidi il tempo limite e poi agisci. Ancora una volta pensa al tuo obiettivo.

👉🏻 Quanto sei dispost* a mettere da parte l’orgoglio o quello che sarebbe giusto fare?

Sì, lo so, dovrebbero essere i recruiter a contattare i candidati e dare loro una risposta ma sappiamo che a volte non lo fanno. Ma qui non si tratta tanto di ciò che è giusto o sbagliato, quanto del: sei dispost* a fare tu il primo passo? Sei dispost* a mettere da parte l’orgoglio per perseguire il tuo obiettivo?

Ancora una volta, metti te stess* al primo posto.

Come vedi si possono fare diverse cose per prepararsi ad un colloquio di lavoro. Parti come sempre da te stess*, dal perché ti candidi e da cosa vuoi per la tua carriera professionale. Scrivi il tuo curriculum e al colloquio dai il meglio di te. Solo così saprai di aver fatto il massimo.

In bocca al lupo!

Mi piacerebbe tantissimo avere un feedback da parte tua e sapere se quello che ti ho raccontato ti è stato utile oppure no. Scrivilo pure nei commenti, sarò felicissima di leggerti 😃

Un abbraccio,
Fede

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FEDERICA ROMAGNA

Mental Coach e Trainer al femminile.
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